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VOTARE E’ UN LUSSO?

  • 9 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Il voto fuorisede è il sistema che permette a un elettore di votare in un seggio diverso da quello del proprio comune di residenza. Si tratta di una possibilità cruciale per chi si sposta e non può affrontare viaggi per tornare a casa il giorno delle elezioni. L'Italia è l'unico grande paese dell'UE a non disporre di una forma strutturale di voto per i fuorisede, il che ha contribuito ad accrescere i tassi di astensionismo, maggiormente nelle regioni meridionali da cui proviene oltre un terzo dei fuorisede. Pochi sono gli stati privi di alternative e nel resto d'Europa le soluzioni sono varie: si può votare per corrispondenza, tramite il voto per delega o si può votare in anticipo presso seggi speciali. Per le elezioni europee di giugno 2024, l’Italia ha finalmente testato il voto fuorisede: molti studenti hanno potuto votare e l’affluenza ha superato l’80%, dimostrando che i giovani non sono affatto "disinteressati" alla politica, ma semplicemente ostacolati da un sistema logistico arcaico. Se questo sembrava un cambiamento, il voto referendario di marzo 2026 ha visto un ritorno al passato: il sistema di voto a distanza non è stato attivato e nemmeno le procedure speciali. Questo ha messo i fuorisede davanti a un aut-aut: tornare a casa o rinunciare a un diritto. Molti hanno scelto di tornare e non è stato solo un dovere civico, ma un atto di resistenza. Altri hanno dovuto ricorrere a un escamotage: iscriversi come rappresentante di lista, in quanto si tratta dell’unico modo legale per votare nel comune in cui ci si trova, ma richiede una lunga trafila burocratica. Nonostante la lotta per il voto a distanza, il tema del "ritorno" rimane centrale. Per i fuorisede, il viaggio per il voto è spesso l'unica occasione per confrontarsi con la realtà politica del proprio territorio d'origine. Esiste, però, un paradosso: lottiamo per votare dove viviamo, ma sentiamo il bisogno di non recidere il legame con la nostra terra. A fronte dell'immobilismo parlamentare, molti si sono mobilitati, infatti la Rete Voto Fuorisede o l’UDU ha proposto una legge di iniziativa popolare sostenuta da oltre 50.000 firme. Le richieste sono molte: stabilità legale, agevolazioni, una legge definitiva e molto altro ancora. Considerare i fuorisede come "elettori di serie B" significa alimentare l'astensionismo involontario. Se vogliamo che la nostra generazione torni a credere nelle istituzioni, la democrazia dovrebbe viaggiare alla nostra velocità, smettendo di essere lenta e faticosa.

                                                                                                                           Ludovica Panatteri


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