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Amianto in Sicilia: Marketing e profitto prima di tutto

  • 9 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Conosciuto ai tempi degli antichi Egizi e dei Romani, utilizzato per tessere stoffe,

descritto nel “Milione” di Marco Polo e nel Novecento utilizzato insieme al cemento

per creare un materiale resistente, per i Greci era l’asbestos o amiantos che significa

“Inestinguibile” o “Incorruttibile”, riferendosi alla sua resistenza al fuoco. Oggi è

noto soprattutto per le gravi malattie che causa in seguito all’inalazione delle fibre di

amianto. Nasce così l’Eternit, che inizia a produrre un nuovo materiale che è una

miscela di cemento e amianto e viene prodotto per la prima volta in Italia nel 1933. I

primi rapporti sui potenziali rischi sulla salute a causa di esso risalgono all’inizio del

XX secolo. Già ai tempi si conoscevano i danni che causava alle persone, ma

l’Eternit riuscì a vincere diverse cause e grazie a numerose mosse di marketing e

propaganda continuò a produrre questo materiale, soprattutto durante la Seconda

Guerra Mondiale, utilizzato come protezione primaria contro il fuoco. L’Italia fu uno

dei primi paesi a vietare l’amianto nel 1992, ma a causa della continua e massiccia

produzione negli anni del 1900, ancora oggi molte zone sono contaminate e ogni

anno muoiono 1.500-7.000 persone a causa di asbestosi e malattie legate al materiale.

In Sicilia dal 2008 al 2023, sono stati identificati 26.313 siti con presenza certa di

amianto o contaminati, tra cui abitazioni, edifici agricoli e industriali, ospedali, uffici

pubblici, luoghi di culto, cimiteri e scuole. Un esempio significativo riguarda le

condotte idriche del comprensorio irriguo Jato che presentano tubature in cemento-

amianto ormai obsolete. Tra il 2015 e il 2023, in Sicilia sono stati ripuliti 42 mila siti

e più di 65 mila tonnellate di materiale pericoloso sono state rimosse. Solo nel 2023,

sono stati bonificati 5.425 siti e sono state eliminate più di 6.000 tonnellate di

amianto. Questi interventi hanno riguardato principalmente serbatoi, tubazioni,

condotte idriche e coperture di edifici. In Sicilia, l’ONA (osservatorio nazionale

amianto) ha registrato circa 1.850 casi di mesotelioma dal 1998 a oggi, con un tasso

di mortalità del 93% entro cinque anni (circa 1.720 decessi). Inoltre, si contano circa

3.500 morti per tumore al polmone e altre mille per altre malattie legate all’asbesto,

per un totale di oltre 6.200 decessi. Uno dei territori più colpiti è Biancavilla, in

provincia di Catania, dove la presenza di amianto in una miniera locale ha causato

numerosi casi di mesotelioma, asbestosi e altre malattie correlate. Purtroppo, a oggi,

non tutte queste malattie sono riconosciute nelle liste dell’INAIL, nonostante la loro

pericolosità. Negli ultimi anni, sono avviati programmi di monitoraggio sanitario per

le popolazioni residenti nelle aree contaminate. Secondo Raffaele Bonanni (ex

segretario generale del CISL), queste imprese dovrebbero essere responsabili di un

riequilibrio compensativo attraverso interventi di bonifica.


Hector Affè

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