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“Berlinguer ti voglio bene”: un mondo che deve ancora arrivare

  • 25 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Roberto Benigni è conosciuto per la sua comicità ironica, assurda e volgare.

Ha partecipato a numerose trasmissioni e realizzato molti spettacoli nei quali

ha dimostrato più e più volte la sua strabiliante capacità di intrattenere e far

ridere il pubblico, ma allo stesso tempo di parlare di argomenti scottanti e

scomodi come solo lui sa fare.

“Berlinguer ti voglio bene” è il film d’esordio come attore e sceneggiatore per

Roberto Benigni e come regista per Giuseppe Bertolucci. Il film venne girato

in 28 giorni con un budget ridotto e uscì nei cinema il 6 ottobre del 1977, ma

inizialmente non ottenne il successo sperato.

Mario Cioni protagonista del film, fa parte della classe sottoproletaria toscana,

è un ragazzo che passa la maggior parte del tempo con gli amici, tra lavoro e

locali. Ogni sua giornata è uguale, vive una vita ingiusta nella speranza che

qualcosa cambi; cerca di adattarsi a un ambiente aggressivo e segnato da

profonde ingiustizie sociali, perché «c’ha trombato la miseria e semo rimasti

incinta» come dice Bozzone. Mario è volgare, sboccato, rozzo, incapace di

interagire con le donne e in diverse occasioni patetico, proprio a causa di

questa realtà senza alternative non vede altra soluzione se non quella di

riporre la propria fiducia in Enrico Berlinguer, che immagina come colui che

un giorno porterà la rivoluzione.

Quando il film uscì nelle sale venne vietato ai minori di diciotto anni per il

linguaggio eccessivamente spinto, pieno di imprecazioni e bestemmie, come

il turpiloquio di Mario dopo aver scoperto che la madre era morta (poi

rivelatosi uno scherzo da parte dei suoi amici), alternate a momenti romantici

come quello in bicicletta tra Bozzone e Cioni.

Sono passati quarantotto anni dall’uscita di “Berlinguer ti voglio bene” e

secondo l’opinione di molti critici il mondo descritto all’interno del film

appartiene ormai al passato, diverso dalla realtà contemporanea. Ma in realtà

si tratta di un’opera unica nel suo genere, difficile da eguagliare, capace di

osare e di spingersi oltre i limiti del cinema dell’epoca, con attori

indimenticabili come il caratterista Carlo Monni e l’attrice Alida Valli.

Come disse Benigni stesso alla Torre di Babele: “Il film è avanti, addirittura il

mondo deve arrivare a quello che è nel film”.


Hector Affè

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