“Credetemi”: la forza di sopravvivere.
- 24 feb
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.Credetemi - Il rapimento di Lisa McVey è un film che racconta la vera storia di questa giovane donna, rapita e violentata per 26 ore dal serial killer Bobby Joe Long nel 1984, che riuscì a farsi liberare e aiutò significativamente le indagini.
La storia di Lisa non parla in modo diretto di femminicidio, ma ne sfiora l’argomento. Questa vicenda è segnata da un contesto di controllo, manipolazione e paura. Sono proprio questi gli stessi elementi che, in molti casi, precedono un femminicidio: segnali ignorati, denunce non accolte, testimonianze messe in dubbio.
Il titolo stesso, “Credimi”, sembra una richiesta che troppe donne fanno ogni giorno, spesso senza essere credute. Quello che rende la storia di Lisa ancora più potente è il suo modo di reagire. Nonostante il terrore, mantiene lucidità e attenzione, osserva ogni dettaglio, memorizza ciò che può aiutarla a salvarsi. E quando finalmente riesce a tornare alla libertà, non si ferma: racconta, denuncia, collabora con la polizia. È un messaggio forte, quello di una ragazza che non vuole essere definita solo dal ruolo di vittima, ma che pretende giustizia e riconoscimento.
Nel film emerge anche un aspetto che raramente viene mostrato con tanta chiarezza: la violenza non comincia nel momento del rapimento. Per Lisa, purtroppo, era iniziata molto prima, dentro la sua stessa casa. Questo dettaglio ricorda quanto la violenza domestica sia spesso il primo gradino di una spirale che può arrivare fino al femminicidio. Non servono casi estremi per parlare di cultura della sopraffazione: basti osservare quanto sia frequente che le donne vengano messe a tacere, non credute o giudicate responsabili di ciò che subiscono. “Credimi” è un film che lascia un segno proprio perché non cerca l'effetto shock, ma la verità. Mostra la paura, certo, ma mostra anche la forza, il coraggio, la volontà di sopravvivere. Racconta una vicenda difficile, scomoda, ma necessaria. Ci spinge a fermarci e a chiederci quanto lavoro resti ancora da fare per garantire alle donne protezione, ascolto e credibilità.
Quella della protagonista non è soltanto la storia di una sopravvissuta: è il riflesso di una realtà che, pur avendo fatto qualche passo avanti, continua a mostrare le sue fragilità. Ripercorrerla significa anche pensare a tutte quelle donne che non hanno avuto modo di salvarsi e che oggi vengono ricordate solo attraverso i numeri troppo freddi delle statistiche sul femminicidio.
Anita Ferro, Samanta Giannone e Martina Pisani.


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