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FRANA A NISCEMI: DISASTRO ANNUNCIATO? 

  • 9 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Lo scorso 25 gennaio una frana ha colpito Niscemi, un piccolo paese in provincia di Caltanissetta. Una frana lunga più di 4 km ha creato uno strapiombo che ha già inghiottito edifici, strade e veicoli, costringendo oltre 1500 persone ad abbandonare le proprie case. 

Si tratta di una frana a scorrimento: una rottura sotterranea nel pendio a margine del paese ha separato due strati di rocce in cui la parte superiore è scivolata su quella inferiore. Le due superfici sono scivolate l’una sull’altra a causa della presenza di un lubrificante, che in questo caso è dato dall’accumulo di acqua a seguito delle precipitazioni torrenziali che per giorni hanno colpito la Sicilia per via del ciclone Harry. 

La frana, però, non è avvenuta all’improvviso e non è nemmeno solo una conseguenza del ciclone. Infatti, le estreme piogge che si sono verificate nelle settimane antecedenti possono aver funzionato da innesco, aumentando l'acqua nel sottosuolo. Secondo il Consiglio Nazionale dei Geologi, le precipitazioni recenti nell'area di Niscemi sono state inferiori a quelle del 1997, anno in cui una frana molto simile colpì la stessa area. Questo evento è la dimostrazione del fatto che non servono fenomeni eccezionali per far cedere un territorio già fragile, soprattutto per un paese costruito su un altopiano di sabbie e argille. L'acqua si infiltra, ristagna negli strati meno permeabili e riduce l'attrito del terreno. A questo si sommano: urbanizzazione, costruzione vicino ai bordi del crostone e sistemi di drenaggio insufficienti. L’insieme di questi fattori porta ad un fenomeno lento ma persistente con fasi di accelerazione e stagnazione. 

Ad oggi, la protezione civile parla di un'intera collina che sta scendendo verso la piana di Gela. La frana di Niscemi non è un evento imprevedibile, ma un segnale chiaro di cosa può succede quando si ignorano avvenimenti accaduti in precedenza.


   Marta Caruso, Eva Ingallinesi



Lo scorso 25 gennaio una frana ha colpito Niscemi, un piccolo paese in provincia di Caltanissetta. Una frana lunga più di 4 km ha creato uno strapiombo che ha già inghiottito edifici, strade e veicoli, costringendo oltre 1500 persone ad abbandonare le proprie case. 

Si tratta di una frana a scorrimento: una rottura sotterranea nel pendio a margine del paese ha separato due strati di rocce in cui la parte superiore è scivolata su quella inferiore. Le due superfici sono scivolate l’una sull’altra a causa della presenza di un lubrificante, che in questo caso è dato dall’accumulo di acqua a seguito delle precipitazioni torrenziali che per giorni hanno colpito la Sicilia per via del ciclone Harry. 

La frana, però, non è avvenuta all’improvviso e non è nemmeno solo una conseguenza del ciclone. Infatti, le estreme piogge che si sono verificate nelle settimane antecedenti possono aver funzionato da innesco, aumentando l'acqua nel sottosuolo. Secondo il Consiglio Nazionale dei Geologi, le precipitazioni recenti nell'area di Niscemi sono state inferiori a quelle del 1997, anno in cui una frana molto simile colpì la stessa area. Questo evento è la dimostrazione del fatto che non servono fenomeni eccezionali per far cedere un territorio già fragile, soprattutto per un paese costruito su un altopiano di sabbie e argille. L'acqua si infiltra, ristagna negli strati meno permeabili e riduce l'attrito del terreno. A questo si sommano: urbanizzazione, costruzione vicino ai bordi del crostone e sistemi di drenaggio insufficienti. L’insieme di questi fattori porta ad un fenomeno lento ma persistente con fasi di accelerazione e stagnazione. 

Ad oggi, la protezione civile parla di un'intera collina che sta scendendo verso la piana di Gela. La frana di Niscemi non è un evento imprevedibile, ma un segnale chiaro di cosa può succede quando si ignorano avvenimenti accaduti in precedenza.


   Marta Caruso, Eva Ingallinesi


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