IL CASO TRUMP - GROENLANDIA
- 6 giorni fa
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Negli ultimi anni si è parlato parecchio del rapporto tra la Groenlandia e Donald Trump, soprattutto dopo l’episodio del 2019 che ha fatto il giro del mondo, quando il presidente degli Stati Uniti dichiarò apertamente di voler comprare la Groenlandia come se fosse un bene qualsiasi. La notizia lasciò tutti abbastanza spiazzati, non solo per l’idea in sé, ma soprattutto per il modo diretto e quasi superficiale con cui venne presentata. La Groenlandia è un territorio autonomo che fa parte del Regno di Danimarca, ma ha una propria identità culturale e politica molto forte, e da tempo punta a contare sempre di più a livello internazionale. Il motivo per cui Trump era interessato a questo territorio non era un mistero: la Groenlandia ha una posizione strategica fondamentale nell’Artico ed è ricca di risorse naturali, come minerali rari e potenziali giacimenti energetici, che fanno gola alle grandi potenze mondiali, soprattutto in un periodo in cui Stati Uniti, Russia e Cina competono per il controllo delle zone più strategiche del pianeta. Il problema è che la proposta è stata vista come una mancanza totale di rispetto, perché ha fatto passare l’idea che un popolo potesse essere trattato come un oggetto da comprare con i soldi. I leader groenlandesi hanno reagito subito, dicendo chiaramente che la Groenlandia non è in vendita e che il futuro dell’isola può essere deciso solo da chi ci vive. Anche la Danimarca ha risposto in modo duro, arrivando a definire la proposta assurda e causando una vera tensione diplomatica, tanto che Trump annullò una visita ufficiale dopo le critiche ricevute. Questo episodio ha acceso i riflettori sulla Groenlandia, che spesso viene ignorata nei grandi discorsi politici, e ha mostrato quanto sia ancora attuale il contrasto tra chi ragiona solo in termini di potere e interessi economici e chi invece rivendica il diritto di essere ascoltato e rispettato come popolo.
Cristian Iacono, Martina miccichè


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