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ICE

  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Nell’ultimo periodo si è sentito molto parlare della United States Immigration and Customs

Enforcement (in italiano Controllo Immigrazione e Dogane degli Stati Uniti), ossia un’agenzia

federale statunitense, conosciuta con l’acronimo di ICE, nata per occuparsi della sicurezza delle dogane e degli immigrati. Questa organizzazione ha due componenti principali: “Operazioni di Controllo e Allontanamento” (Enforcement and Removal Operations, ERO) e “Indagini sulla sicurezza” (Homeland Security Investigations, HSI). I primi, che si occupano dell’espulsione degli immigrati privi di documenti, hanno fatto molto scalpore non solo per la loro ideologia ma, soprattutto, per le azioni da loro messe in atto. I secondi si occupano delle strutture di custodia, utilizzate per la detenzione di persone sospettate di trovarsi illegalmente nel Paese. Per quanto riguarda le gesta degli ERO, essi sono stati oggetto di numerosi scandali come quello che vedeva come protagonista una donna americana 37enne, Renée Nicole Macklin Good, uccisa a colpi d’arma da fuoco a Minneapolis, nel Minnesota, dall’agente ICE Jonathan Ross. A causa di mancanza di prove della sospetta criminale, il gesto dell’agente si è rivelato abbastanza estremo. I civili hanno allora iniziato a protestare in favore della vittima anche se, di contro, il presidente Trump ha tenuto un discorso che difendeva l’uccisore e una moltitudine di agenti che, durante le proteste, hanno spruzzato lacrimogeni e spray al peperoncino.

Un altro caso ha coinvolto un bambino di cinque anni, di nome Liam, del Minnesota, che, mentre tornava a casa da scuola, è stato trasportato dall’ICE, insieme al padre, in un centro di detenzione del Texas. Liam, è uno dei quattro bambini che sono stati trattenuti dagli agenti federali dell’immigrazione durante l’intensificazione dei controlli da parte dell’amministrazione Trump nella regione nelle ultime due settimane. Dalla testimonianza data dalla sovrintendente Zena Stenvik, è emerso che un agente aveva fatto scendere il bambino dall’auto, conducendolo alla porta di casa e chiedendogli di bussare per vedere se ci fosse stato qualcun altro in casa, utilizzandolo come esca. La testimone ha aggiunto che “La famiglia ha fatto tutto il necessario, nel rispetto delle regole stabilite. Non sono venuti qui illegalmente. Non sono criminali”. 

L’ICE è colpevole di condizioni inumane di detenzione, tattiche aggressive e paramilitari e violazioni delle libertà costituzionali e civili. Tutto ciò non sembra avere fine, proprio perché il governo e chi ne sta a capo è favorevole a questo status.


                                                                                                                        Giulia Quintino


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