CONFLITTO TRA CINA E TAIWAN
- 24 feb
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Il conflitto tra Cina e Taiwan ha radici profonde, in quanto entrambi credono di essere la “vera Cina”, ma ad oggi sono due paesi separati e diversi.
Il conflitto tra i due Stati ha origine a partire dal 1949 e prima di questo momento i due Paesi formavano un unico stato unitario.
In quegli anni, la Cina fu travolta da una guerra civile, dove da un lato vi furono i comunisti, dall’altro i nazionalisti. Entrambi i movimenti politici erano caratterizzati da idee ben diverse: i comunisti miravano ad un governo molto forte, che controllasse l’economia e che prendesse le decisioni principali, puntando anche ad una distribuzione delle ricchezze in maniera uguale, dove non fosse presente l’influenza dei Paesi occidentali, come gli Stati Uniti, in modo tale che tutto il territorio cinese fosse sotto il dominio di un unico governo.
I nazionalisti, invece, aspirano ad una Cina moderna, più aperta al commercio e ai rapporti con gli altri Paesi, difendendo la proprietà privata e dimostrando patriottismo con un forte senso di tradizionalismo territoriale.
La guerra civile scoppiata all’epoca fu vinta dai comunisti, ovvero coloro che ad oggi occupano la Cina, mentre i nazionalisti furono costretti a scappare e a rifugiarsi a Taiwan, creando lì il loro governo.
Da quel momento in poi, Cina e Taiwan continuarono ad esistere separatamente, ognuna con il proprio sistema politico, con le proprie leggi e con il proprio modo di gestire il Paese.
Il problema sussiste nel fatto che, ancora oggi, la Cina considera Taiwan come una propria provincia. Secondo i principali esponenti politici di Pechino, capitale della Cina, “Taiwan prima o poi deve tornare con la madrepatria, anche con la forza se necessario”.
Taiwan però, dopo decenni, è riuscita a diventare una democrazia moderna, con un’identità propria e con molti cittadini che si sentono taiwanesi e non cinesi, motivo per cui pretende di non essere controllata da Pechino.
A complicare il tutto sono gli Stati Uniti che, pur non riconoscendo ufficialmente Taiwan come uno Stato indipendente, la appoggiano fornendo armi e facendo capire,quindi, che in caso di necessità non verrebbe lasciata sola. Tutto ciò, però, infastidisce la Cina, che considera ogni appoggio a Taiwan come un’intromissione.
Inoltre, molti Paesi europei, e non solo, seguono attentamente la situazione, in quanto la zona di Taiwan viene considerata fondamentale per il commercio mondiale, dunque, qualunque cosa accada comporterebbe effetti negativi in tutto il mondo. Taiwan, infatti, svolge un ruolo fondamentale, in quanto produce la maggior parte dei microchip avanzati che tutti noi usiamo per telefoni, auto, computer, macchine e tutto ciò che riguarda l’elettronica, quindi, se dovesse scoppiare un conflitto mondiale, l’economia ne rimarrebbe devastata.
Negli ultimi anni, la Cina ha aumentato la pressione su Taiwan tramite aerei e navi militari che si avvicinano molto all’isola, dando luogo a cyber-attacchi e ad operazioni di propaganda.
Taiwan, d’altro canto, si sta preparando: rafforza la difesa, addestra i cittadini e lavora sempre di più con Stati Uniti e Giappone.
Il rischio di un vero conflitto, dunque, non è altissimo, ma esiste sempre e spaventa tutto il mondo.
Cristian Iacono e Martina Miccichè

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