IL SERPENTE
- 25 feb
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Charles Sobhraj, detto anche “Il Serpente”, fu uno tra i più velenosi
criminali al mondo. Gli attribuirono 12 omicidi, anche se risultano ancora
ulteriori casi irrisolti. Per un lungo periodo fu il terrore dei turisti che
percorrevano il lungo tragitto che dall’Europa conduceva in Nepal, dove
poi si è conclusa la sua corsa nel 2003. Egli non ha mai provato un
briciolo di vergogna per il sangue che si è lasciato dietro; anzi, come ha
confessato lui stesso, non si è mai pentito degli omicidi che ha
commesso perché ha sempre ritenuto di aver ucciso persone che “lo
meritavano”. In realtà ha massacrato innocenti e spesso sprovveduti
giovani turisti occidentali, che riusciva ad abbindolare con una piccola
cortesia.
In ogni caso non si può negare che Sobhraj sia stato un criminale dalle
capacità impressionanti: oltre ad essere un serial killer, fu anche un
ladro raffinato e un truffatore. Evase più volte dalle prigioni in cui veniva
portato, cambiò spesso identità e derubò decine e decine di turisti
spacciandosi per una gentile guida turistica.
L’infanzia di Charles fu difficile a causa dei genitori separati e della
solitudine che lo circondava. Da ragazzo venne arrestato la prima volta e
prese con molta leggerezza la prigione; anzi, sfruttò l’occasione al
massimo leggendo libri di diritto e psicologia. Sembrava un nuovo inizio,
pronto a diventare un bravo ragazzo, ma in realtà si diresse verso una
vera e propria carriera criminale.
Tornato in libertà, si fidanzò con una ragazza di nome Chantal. Avevano
una grande differenza: lei proveniva da una famiglia ricca, mentre lui,
per mantenere quel livello di vita, ricadde nel brutto giro, rubando ancora
di più e firmando assegni a credito vuoto. Inseguito dai creditori
arrabbiati, si rifugiò in India, dove fu arrestato, e subito dopo riuscì a
scappare spostandosi in Afghanistan con la moglie, dove cominciò a
derubare i turisti. Anche lì venne arrestato di nuovo e riuscì per
l’ennesima volta a scappare. La moglie si rese conto che la situazione
stava degenerando e i due si lasciarono.
Il criminale, però, decise di cambiare vita lasciando perdere i furti e
dedicandosi agli omicidi. L’uomo odiava gli occidentali, soprattutto gli
hippy che arrivavano dall’Europa e che riteneva ragazzi viziati, perché
avevano ciò che lui non aveva mai avuto. La prima a morire fu una
ragazza che si trovava lì per studiare: egli si spacciò per un
commerciante di pietre preziose invitandola a bere, con l’aiuto di un
complice, fino a quando la ragazza perse conoscenza e lui compì il
terribile gesto, uccidendola e bruciando vivo l’uomo che lo aveva aiutato.
Due settimane dopo venne ritrovata una coppia di fidanzati, picchiati e
bruciati vivi. Le numerose vittime continuarono a cadere ai suoi piedi fino
a quando, nel 2003, fu arrestato proprio nel suo paese, dove trascorrerà
il resto della sua vita in carcere, condannato all’ergastolo.
Miceli Giuseppe, Ruta Marisa

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