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ingiustizia

  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Lunedì 26 Gennaio, a Belluno, un bambino è stato fatto scendere dall’autista di un autobus tra San Vito di Cadore e Vodo di Cadore perché era sprovvisto di biglietto “giusto”. Il bambino, infatti, aveva un biglietto standard dal costo di 2,50€, ma il servizio di trasporto locale aveva aumentato la tariffa a 10€ per tutte le corse in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Seguendo le disposizioni aziendali, l’autista ha ritenuto il titolo di viaggio non valido, obbligando il bambino a scendere. Il bambino ha dovuto percorrere circa 6 km sotto la neve e con una temperatura sotto zero per tornare a casa, impiegando quasi un’ora e mezza. Salvatore Russotto è il nome dell’autista, il quale, a seguito dell’accaduto, è stato sospeso dal servizio; pubblicamente l’uomo ha affermato di essere completamente dispiaciuto, dicendo di aver sbagliato. La procura di Belluno, ad oggi, ha aperto un fascicolo di indagine con l’ipotesi di abbandono di minore, mentre l’avvocato della famiglia ha depositato una querela per responsabilità penali e civili. Per scusarsi e come gesto di solidarietà, la fondazione Milano-Cortina 2026 ha proposto al bambino un ruolo nella cerimonia di apertura dei giochi olimpici. 

Questo è un singolo episodio, ma non isolato. Infatti, questi, anche se non se ne parla, sono abbastanza comuni. 

I mezzi pubblici, diciamolo, sono orribili. Non “ogni tanto”, non “in certe città”. Sistematicamente. Per loro il tempo smette di avere senso.

 Orari scritti per pura decorazione, ritardi cronici annunciati con calma zen, come se non si aspettasse da tempo. Per non parlare dell’esperienza a bordo: la gente è ammassata come sardine, è accesa l’aria condizionata fredda nei periodi invernali, porte che non si aprono o che addirittura fanno fatica a chiudersi facendo entrare, di conseguenza, freddo e pioggia.

I mezzi pubblici dovrebbero essere un modo per facilitare la vita a tutti coloro che non hanno la possibilità di avere un mezzo proprio o che, per varie necessità, sono obbligati ad utilizzarli; è improponibile che i ragazzi debbano adattarsi a certe condizioni solo perché non hanno la possibilità di avere una scuola vicino casa loro. Ovviamente esistono aziende che riescono a dare massime comodità, allo stesso tempo, però, esistono anche quelle alle quali non importa completamente. Infatti, accade che i ragazzi debbano svegliarsi ad orari improponibili e al contempo tornare a casa dopo circa due ore dall'orario di uscita. 

La nostra scuola offriva, anni fa, un mezzo privato per tutti quelli che venivano da fuori, vantandosene. A causa di un problema, però, questo non è più in funzione, facendo diminuire, di conseguenza, molteplici iscrizioni e costringendo alcuni a cambiare scuola.

L’unico modo per aiutare, anche un minimo, non è di certo l’indifferenza.


                                                                                     

                                                                                                                    Chiara La Cognata


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