l'attacco di trump al venezuela
- 17 mar
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Durante la presidenza di Donald Trump, i rapporti tra gli Stati Uniti e il Venezuela sono
peggiorati molto . Il Venezuela era guidato da Nicolás Maduro, un presidente incolpato da
molti Paesi di aver attuato un governo particolarmente autoritario e di non rispettare i diritti
umani. Trump riteneva, infatti, che il Governo venezuelano rappresentasse una minaccia
per la democrazia e per la stabilità dell’America Latina , decidendo, quindi, di attaccarlo
soprattutto sul piano economico.
Uno dei principali strumenti usati da Trump contro il Venezuela furono le sanzioni
economiche. Gli Stati Uniti, infatti, limitarono fortemente il commercio del petrolio, che
rappresentava la principale fonte di ricchezza del Paese del Sudamerica. L’obiettivo
dichiarato era quello di indebolire il Governo di Maduro e spingerlo a lasciare il potere, ma
queste misure colpirono fortemente anche la popolazione, rendendo, dunque, più difficile
l’accesso a cibo, medicine e beni di prima necessità.
Nel 2019 Trump fece un altro passo importante: non riconobbe più Maduro come presidente
legittimo del Venezuela e favorì Juan Guaidó, leader dell’opposizione, come presidente ad
interim. Questa scelta aumentò la tensione politica interna al Paese e divise la comunità
internazionale, in quanto alcuni Stati decisero di appoggiare Trump, mentre altri
continuarono a riconoscere Maduro.
Trump, inoltre, usò spesso un linguaggio molto duro contro il Venezuela e il suo attacco al
Paese sudamericano può essere definito un attacco politico ed economico, più che militare.
Secondo Trump, le sue stesse azioni vengono ritenute necessarie a difendere la democrazia
e a fermare un governo considerato illegittimo. Secondo gli oppositori, invece, le sanzioni
non fanno altro che peggiorare la crisi umanitaria già presente nel Paese e non portare,
quindi, ad un cambiamento migliore .
In conclusione, la politica di Trump verso il Venezuela è un esempio di come uno Stato
possa cercare di influenzare un altro senza usare direttamente le armi, ma attraverso
pressioni economiche, politiche e diplomatiche. È un caso importante per comprendere al
meglio i rapporti internazionali e quali conseguenze possono avere sulle popolazioni civili.
Erika Voi e Giorgia Carrubba


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