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L’INFERNO DELL’ALDIQUA

  • 24 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

150 mila morti e 30 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria.

Due anni dopo l'inizio di una guerra devastante, il Sudan rimane in una crisi di

proporzioni sconvolgenti, con i civili che pagano il prezzo più alto. L'unico modo per

garantire la protezione dei civili è porre fine a questo conflitto insensato.

Sono queste le parole del segretario generale António Guterres nei confronti di questa

atroce e disumana uccisione di massa, che può essere definito un vero e proprio genocidio.

La situazione presente in questa regione sita nel nord-est africano viene considerata una tra

le più gravi crisi umanitarie al mondo.

Già nel 2021, Abdel Fattah Al-Burhan e Mohamed Hemedti Dagalo, i due uomini a capo

delle Forze Armate Sudanesi (SAF), il cui compito è difendere il paese, e delle Forze di

Supporto Rapido paramilitari (RSF), che vogliono prendere il posto delle SAF e diventare

un unico esercito su cui il paese possa contare, avevano organizzato un colpo di stato

chiudendo la transizione, dopo le continue ribellioni dei civili, ormai stufi delle loro condizioni e decisi a voler cambiare una volta e per tutte il futuro del Sudan. In particolare, il colpo di stato riguardava riforme quali il comando civile sull'esercito da cui deriva, di conseguenza, il massimo controllo per quanto concerne le azioni dei due generali.

Successivamente a ciò, il Sudan ritornò sotto il loro pieno controllo militare, fino all’aprile

2023, quando a Khartum esplose uno scontro aperto, che portò ad un grande disordine e ad

una strage la cui fine sembra non arrivare più.

Ad oggi, oltre 14 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie abitazioni e la maggior parte della popolazione sta attraversando un periodo di carestia estrema.

Sfortunatamente, molte attività agricole sono nelle mani delle RSF e in tante parti del Paese,

come quelle del Darfur e del Wad Madani, continuano a morire migliaia di civili innocenti,

oltre che per la mancanza di cibo, anche per i perpetui attacchi dei paramilitari.

Ad esempio, nel corso di questi mesi, sono aumentate le notizie riguardanti abusi e violenze

sessuali di massa nei confronti delle donne da parte dei militari.

Secondo un dato ONU, circa 3.2 milioni di sudanesi, dallo scoppio dello scontro armato a

queste ultime settimane, sono riusciti a spostarsi in paesi limitrofi quali Egitto, Ciad e parte

del Sud Sudan.

Sebbene l’ONU stia cercando di risolvere il conflitto, per ora l'organizzazione non è stata capace di portare a termine azioni concrete.

Insomma, si spera che questo genocidio possa concludersi il prima possibile e che si riesca

a trovare, quindi, una soluzione a tutto ciò, per far sì che ad altri centinaia di migliaia di

sudanesi non venga tolta la possibilità di vivere, come è già successo in questi lunghi e

orribili mesi.

Esmeralda Carrabba

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