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NATALE O CONSUMISMO?

  • 24 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Ogni anno il Natale arriva sempre prima. Già a novembre i negozi sono pieni di decorazioni,

offerte imperdibili e canzoni, che fanno immergere ognuno di noi nell'atmosfera natalizia o, forse, solo nella corsa agli acquisti, tramite cui, senza accorgercene, entriamo in una gara a

chi compra di più.

Le pubblicità, in particolare, ci influenzano e ci bombardano con messaggi, che trasmettono

l'idea secondo cui la felicità si possa ottenere solo con gli acquisti. Le frasi tipiche sono:

“Regala questo e renderai felice chi ami” o ”Non farti trovare impreparato”.

Tutto è studiato con lo scopo di colpevolizzare noi stessi, facendoci pensare costantemente

al fatto di dover comprare tutto il necessario o di scegliere il regalo giusto: persino i bambini

crescono con l'idea che il Natale sia “la festa dei regali sotto l'albero”.

Il problema, però, non è fare doni, poiché ci si sente meglio nel rendere felici le persone a

cui vogliamo bene, ma, forse, dovremmo fermarci un attimo e chiederci se la nostra scelta

viene fatta col cuore o se si segue solamente ciò che viene detto dai cartelloni pubblicitari.

Il consumismo natalizio, dunque, non è solo un problema economico, ma è anche un

problema ambientale e psicologico, in quanto ci ritroviamo intrappolati in un circolo di

desideri materiali: compriamo cose che non ci servono davvero, per sentirci soddisfatti per

un momento relativamente breve e poi ricominciamo a desiderarne altre, poiché è come se

la società ci spingesse a riempire vuoti con gli oggetti.

Il ritmo di acquisti effettuati ha, inoltre, un impatto enorme sul pianeta. La produzione di

regali, decorazioni e imballaggi genera rifiuti, inquinamento e sprechi: durante il Natale,

infatti, le emissioni di CO2 salgono del 6%, a causa dell'utilizzo di 125.000 tonnellate di

plastica.

La maggior parte dei regali fatti e ricevuti, poiché indesiderati, finisce, inoltre, in delle discariche, dove lo

smaltimento dei rifiuti diventa difficile. Le abitudini alimentari, ricche di cibo da consumare,

rappresentano anche un grave problema del Natale, in quanto il loro spreco determina la

stessa impronta ecologica del carbonio di un'automobile che faccia per 6000 volte il giro del mondo.

Forse, dunque, dovremmo imparare, ognuno con il proprio contributo, a fermare il

consumismo natalizio e riscoprire il vero valore delle cose: non serve comprare per

dimostrare affetto, perché un gesto sincero, un momento insieme o un pensiero fatto a mano può valere molto di più.

Gioia Scifo

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