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Piazza Italia, dal cuore di Scicli al cuore del problema

  • 25 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Un’inchiesta dei ragazzi del Liceo Scientifico: tra paura, spaccio e voglia

di riscatto, la piazza simbolo della città chiede di tornare viva.

Cosa sta succedendo davvero in Piazza Italia?

È la domanda che gira tra i banchi e nei gruppi dei ragazzi. Tutti noi ci

siamo passati almeno una volta, di giorno o di sera. Fino a poco tempo

fa era “il posto”: ci si vedeva per chiacchierare, ridere, sentirsi parte della

città. Oggi invece molti la evitano. Non solo i genitori, ma anche noi

ragazzi.

Abbiamo provato a capirne di più, ascoltando testimonianze dirette di chi

la piazza la vive ogni giorno. E quello che abbiamo scoperto fa riflettere.

Giulia e Marta (nomi di fantasia) raccontano una serata finita male:

«Siamo andate al cinema, ma all’uscita ci ha seguite un gruppo di

uomini, forse tunisini. Cercavano di parlarci, ma in modo insistente, e noi

ci siamo spaventate. Siamo scappate a rifugiarci dentro una creperia

poco lontano». Non è stato solo disagio, ma vera paura.

Luca invece ricorda: «Ero in piazza con gli amici quando sono arrivati i

carabinieri. Alcuni ragazzi, quasi tutti tunisini, sono scappati di colpo.

Nessuno ha detto niente, ma si vedeva che c’era qualcosa che non

andava».

Marco racconta una scena che gli è rimasta impressa: «Una sera i

carabinieri con i cani antidroga hanno trovato un sacchetto di droga

nascosto dietro una panchina. Da quel giorno la piazza mi sembra

diversa, più cupa».

Un’altra testimonianza arriva da un operaio, amico del papà di uno di

noi. Ogni mattina si ferma in un bar proprio in Piazza Italia per un caffè.

«Un giorno — ci dice — entra un uomo, probabilmente tunisino. Poco

dopo arrivano i carabinieri con i cani antidroga. Lui prova a scappare e

lancia un sacchetto nell’aiuola davanti al bar. Lo bloccano e trovano la

droga. Tutto è successo in pochi secondi».

Da queste storie emerge un quadro chiaro: molti degli spacciatori sono

di origine tunisina o straniera. Ridurre tutto alla nazionalità di chi viene

fermato sarebbe troppo semplice e sbagliato. Dietro queste attività ci

sono organizzazioni più grandi, che sfruttano persone vulnerabili che

hanno bisogno di soldi. Questi sono i veri colpevoli: quelli che usano la

piazza come terreno di guadagno e lasciano che diventi un luogo di

paura.


Noi ragazzi pensiamo che Scicli e la sua piazza più bella meritino molto

di più. Non vogliamo vivere nella paura né far finta di niente. Servono più

controlli, certo, ma servono anche vita, idee, persone e partecipazione.

Piazza Italia deve tornare ad accendersi con eventi, musica, letture,

colori, e con la gente che la attraversa, non che la evita.

Se una piazza smette di vivere, smette di respirare anche la città. E

Scicli non può permetterselo.

Piazza Italia deve tornare a essere nostra: un luogo pieno di voci, risate

e libertà.


Mattia Rroshi, Graziella Pitino

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