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Scicli sul podio: mattia manenti, campione d’Italia

  • 9 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

Mattia Manenti, 26 anni, atleta della Kick Boxer's Bitter'son, ha vinto l’oro ai Campionati

Italiani 2026 Kick Boxing Ring, Muaythai e Sambo disputati il 7 e 8 marzo. Dietro di lui c’è

la firma di Guglielmo Pacetto, campione mondiale LK 2017 WAKO e oggi suo allenatore.

Scicli ha un nuovo campione...intervista al rientro da Riccione:


“Com’è iniziato il tuo percorso nella kickboxing e quando hai capito di puntare al

titolo italiano?”


-ho cominciato ad interessarmi agli sport da combattimento in generale grazie ad un

mio attuale amico, più grande di me, che ogni estate veniva in vacanza insieme alla

famiglia ed aveva un po' di esperienza, allora mi insegnava qualcosa come calci, pugni

ma anche sulla lotta corpo a corpo, che è stato lo sport con cui ho iniziato da piccolo.

Ero sempre messo in secondo piano dagli amici e venivo spesso preso in giro, ma

quello che mi ha dato ancora di più voglia di riscatto è stato quando due ragazzi mi

hanno chiuso in una via e messo le mani addosso. Da 10 anni a questa parte quando ho

cominciato ufficialmente, il combattimento è il mio pensiero costante, da quando mi

sveglio a quando mi addormento


“Qual è stata la parte più dura della preparazione e come l’hai gestita?”


- la parte più difficile per me degli allenamenti non è mai l’allenamento in sé perché lo

faccio con piacere, al massimo posso dire di essere arrivato davvero molto stanco

fisicamente alla fine di questa preparazione, ma come dicevo è sempre stato

sacrificare mia moglie e mia figlia, facendo un calcolo approssimativo ho tolto davvero

tanto tempo a loro. È molto difficile incastrare tutti i giorni la famiglia, il lavoro, la salute

e gli impegni con l’allenamento...C’è molto più del semplice risultato finale


“Quale incontro del torneo ti ha messo più in difficoltà e cosa ti ha insegnato?”


-nessun incontro mi ha dato difficoltà in questa gara, non sono mai stato così preparato

tecnicamente, fisicamente e mentalmente ad una gara prima d’ora. Ho avuto una

concentrazione incredibile, non me lo aspettavo. E poi il mio maestro è stato

fondamentale, mi aveva detto come si sarebbero comportati gli avversari in ogni

dettaglio, come se avesse già visto i nostri incontri prima che si svolgessero, il resto

quindi è stato quasi facile.


“Che emozioni hai provato appena ti hanno alzato il braccio da campione?”


-ho provato un insieme di emozioni per diversi motivi. Intanto ero considerato “quello

che non doveva vincere”, ero sempre quello che veniva guardato e deriso dagli

avversari e mi hanno sempre considerato quello più “scarso”. In questi anni mi sono

impegnato e dedicato completamente a questo sport, non ci credevo nemmeno io,

infatti, subito mi sono inginocchiato e ho ringraziato dio. Quando mi hanno alzato il

braccio ho pianto subito, ho pensato a tutto ciò che avevo fatto per arrivare a questo

punto, ora tutto aveva un senso.


“Chi vuoi ringraziare e in che modo ti hanno aiutato nei dettagli?”


-coloro che voglio ringraziare, oltre ai miei compagni di allenamento che mi hanno

sempre appoggiato con rispetto reciproco, sono principalmente mia moglie e il mio

maestro. Mia moglie è stata la prima che ha subito tutti i miei sacrifici e devo ringraziarla

moltissimo perché è anche grazie a lei se ho vinto il campionato italiano, mentre io ero

ad allenarmi lei ha dovuto fare per 2, oltre a tutti i soldi che ho speso, dopo tutto questo

ancora non mi ha lasciato. Il maestro perché ha sempre creduto in me...anche più di me,

si è impegnato tanto e al di fuori degli allenamenti mi è sempre stato vicino aiutandomi

a cercare di capire cosa non andasse bene, a rilassarmi, a concentrarmi e a non

sottovalutarmi, nel dirmi che magari tutti i problemi che vedevo non c’erano. Con lui c’è

sempre stato più del semplice rapporto allievo-maestro ed è una cosa bellissima, è

diventato una delle persone più importanti della mia vita e non penso che potrà mai

esserci qualcuno al di fuori della mia famiglia che possa fare più di quanto lui abbia fatto

per me.


“Un consiglio pratico a chi vuole iniziare kickboxing oggi, partendo da zero”


-il mio consiglio è quello di dare il massimo ad ogni allenamento, non deve esserci un

singolo giorno in cui si pensa “oggi più leggero”, gli sport da combattimento richiedono

impegno assoluto per ogni movimento che si fa durante l’allenamento quindi non

consiglio di iniziare se non si ha passione per quello che si fa. Ovviamente consiglio a

tutti di fare questo sport, sapersi difendere è molto importante perché nessuno lo farà

nel momento del bisogno, ti permette di avere la l’lucidità in determinati momenti e di

saper usare il proprio corpo nel modo giusto


“Che rapporto hai con la paura prima di salire sul ring e come la trasformi?”


- Ormai non ho paura di combattere, mi sto abituando alle sensazioni e le controllo

meglio ,in ogni caso so che se vinco o perdo prenderò lo stesso qualche pugno e calcio

in faccia, ho più paura di me stesso perché ho capito che se sono in giornata posso

dare spettacolo, in quello stato sono discretamente bravo e difficilmente mi succederà

qualcosa, ma se è il giorno no divento come un qualsiasi ragazzo che fa il primo

incontro, converrebbe in quel caso scendere dal ring perché farei più figura. La cosa

strana che mi succede da sempre però è che quando mi metto a letto e chiudo gli occhi

penso solo a tutte le combinazioni che posso fare e le variabili nei combattimenti


“Chi è stato il tuo modello di riferimento nella kickboxing e perché?”


- Diciamo che non ho un preferito, ho guardato migliaia di video per imparare, a livello

tecnico cerco di prendere un po' da tutti però chi mi fa “emozionare” tanto sono

Muhammad Alì e Giorgio Petrosyan. Sulla mentalità invece provo a seguire tutto dal

mio maestro, penso che solo alcuni dei migliori professionisti abbiano avuto la sua

mentalità.


“Se potessi tornare indietro, cosa diresti al Mattia del primo allenamento?”


-Gli direi di avere più stima di sé e abbandonare tutte le persone che non lo facevano

stare bene e lo screditavano, concentrarsi sulla famiglia e l’allenamento.

Susan Ereddia

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