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Editoriale- Luci d’Amore

  • 25 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

Si vis amari, ama” - ”Se vuoi essere amato, ama”    

                                                                                                             Seneca


Dicembre arriva sempre con un passo diverso, luminoso e sospeso nell’attesa delle festività . È il mese in cui il Natale ci ricorda che perfino la notte più lunga può essere rischiarata da una piccola luce e che anche ciò che appare fragile o marginale contiene un valore inatteso.

Nella società odierna che seleziona, ordina e scarta, l’idea dello scarto sociale diventa una ferita silenziosa: persone considerate “in eccesso”, storie ritenute inutili, sensibilità che non trovano spazio.  L’arte, più di qualsiasi altra voce , ci ha da sempre insegnato a guardare proprio ciò che sembra imperfetto, isolato, dimenticato.

Pensiamo alle luci profonde di Caravaggio, che si posano su chi sembra invisibile e trasformano l’oscurità in poesia , o ai volti intensi di Goya, che riescono a rivelare l’umanità più autentica anche nelle esistenze ferite. L’arte elabora un processo vitale: non scarta, ma accoglie ed illumina ognuno di noi.

Seneca ce lo ricordava già secoli fa, quando scriveva che persino gli schiavi ,nella Roma antica considerati dei veri e propri oggetti ,dovevano essere trattati come uomini, come fratelli. La sua filosofia ci invita,infatti, a riconoscere la dignità che appartiene a ogni persona, a non guardare mai nessuno dall’alto in basso, a capire che l’umanità non si misura dai ruoli, ma dal cuore. È una lezione che attraversa i secoli e arriva fino a noi con la stessa forza di allora.

La gentilezza dovrebbe fare lo stesso, poichè non è un gesto elegante, ma un atto rivoluzionario: un modo di dire all’altro “ti vedo”, “ti riconosco”, “tu sei importante”. Spesso la gentilezza non è un grande gesto, ma un dettaglio che, come le sottili pennellate di un artista, costruiscono un’intera opera d’arte. L’arte di essere gentili può essere intesa, dunque, come la straordinaria forza del piccolo, la stessa che, a Natale, accende il calore in un sorriso o in una parola buona.

Accanto alla gentilezza, c’è l’amore, che non necessariamente deve essere romantico, ma può essere inteso come quell’amore largo, quotidiano, che somiglia a un abbraccio dato anche quando la voce trema, ovvero quel sentimento che ascolta senza giudicare, che accompagna senza chiedere, che non teme la fragilità, ma la accoglie e la protegge. 

L’amore è quella luce che costruisce legami, che rimette in piedi chi vacilla, che avvicina ciò che sembrava lontano. Si tratta di un’arte antica e semplice, come la luce che nasce nella notte di Natale: piccola, ma capace di cambiare tutto.

La solidarietà diventa allora un ponte tra vulnerabilità diverse, un movimento silenzioso che tiene insieme ciò che rischierebbe di andare perduto. In questo tempo di attesa e di luci, la solidarietà e l’amore sono come delle sinfonie: non hanno bisogno di essere proclamati per esistere, eppure la loro presenza trasforma il mondo.

L’unicità di ciascuno emerge come una verità semplice e preziosa. Ognuno di noi custodisce un modo proprio di stare al mondo, una trama irripetibile di pensieri, gesti e silenzi. La nostra bellezza non sta nella somiglianza, ma nella differenza, cioè nell’essere, ciascuno a modo suo, un frammento necessario dell’armonia del mondo.

Dicembre diventa così un tempo per restituire valore alla nostra unicità, permettendo alle nostre luci di incontrare quelle degli altri, non per dovere e tradizione, ma per scelta e umanità.

Il Natale, con la sua semplicità disarmante, ci ricorda che niente e nessuno è uno scarto e che la gentilezza, la solidarietà e soprattutto l’amore, quando li viviamo davvero, sanno trasformare gli angoli bui in luoghi abitabili e le persone dimenticate in presenze luminose.

Auguro a tutti che questo sia il nostro dono più grande: riconoscere la bellezza dove pochi la guardano e lasciarla brillare d’amore.

                                                                                       Bora Guna

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